[S]GUARDARE
Pensavo a come comunicare quello che sento, questa mia necessità di trasmettere lo stupore di quello che vedo, di riscoprire un modo diverso di guardare la realtà, darmi la possibilità di amare e sentirmi amato da ciò che mi circonda.
Vedere viene dal latino vidēre, dalla radice indoeuropea *weid-, che significava insieme vedere e sapere: da lì il sanscrito veda e il greco idéa, «l'aspetto di una cosa». Ma il greco oîda, «io so», è un perfetto: alla lettera ho visto. Sapere è ciò che resta quando il guardare è finito.
Guardare viene dal germanico wardōn, «stare in guardia», la stessa radice di guardia e guardiano. Un occhio che sorveglia.
Due verbi per il controllo, la paura, la nostra necessità di sopravvivere.
E allora come si può amare guardando?
Volevo mettere una S davanti a guardare, per indicare l'atto di sentire e vedere — ma ho trovato che già appartiene al nostro passato, un tempo di poeti che la usavano per indicare uno stato dell'occhio che ha cura, prova emozione, si sente coinvolto dallo sguardo. Un tempo in cui la vista e lo spirito viaggiavano insieme nelle icone bizantine.
Sguardare viene dal provenzale esgardar. Cavalcanti la usa per dire che lei lo ferisce quando la sguarda; Dante la mette in bocca a un'anima nel Purgatorio; Petrarca le dà un senso che abbiamo perso del tutto: tenere in conto.
Oggi ci è rimasto lo sguardo come oggetto. Ci è stato tolto il verbo. Così la vista si è persa e le parole ci hanno chiusi nelle gabbie degli stereotipi e della tassonomia del vedere.
Questo sito prova a rimetterli insieme e a liberarci al sentire attraverso l'esperienza di uno sguardo con occhi diversi ed una macchina fotografica.
Sguardare è anche il viaggio di un uomo che è caduto nella trappola del non saper guardare sin da bambino, con tutte le sue scarpe, senza che mai nessuno gli spiegasse perché. Non c'è colpa nelle immagini, ma forse la vita è proprio questo viaggio per scoprire cosa siano e quale sia la nostra relazione con quello che vediamo.
L'inizio di questa testimonianza è proprio il rapporto che ho avuto con Facebook e con i miei pensieri e l'immagine che avevo del mondo. Al rallenty, giorno per giorno la mia bacheca mi ha raccontato cosa guardavo, come guardavo, la mia percezione della realtà e come questa si è trasformata nel tempo. Non posso dire dove la vita mi ha portato, perché il viaggio è ancora in corso, ma posso dire che la vivrò con amore, con l'emozione che mi trasmette una bella fotografia in cui non sono più solo uno spettatore.
La potete guardare dal principio o dalla fine, a voi la scelta. Ma il vino buono è sempre quello più maturo se si sa gustare.
Daniele Cametti Aspri